Lontano dal covo di strade e palazzi,
di gente che studia, lavora e fatica,
c’è un luogo di quiete, dove gli schiamazzi
sono quelli di una lingua più antica:

è il canto degli uccelli e delle cicale,
è il suono del vento tra i rami, e del sole;
oppure, è la voce del cuore che sale,
quando cerchi ciò che l’anima vuole.

Lasciata l’ultima via di asfalto,
che conduce fuori dal centro abitato,
mi sono seduta nel campo sull’alto
di un colle e con pazienza ho aspettato.

Ho atteso che il tramonto accadesse.
Senza far rumore, in punta di piedi,
in silenzio come se nulla occorresse,
si è dipinto il quadro che qui vedi.

La luce tiepida della sera estiva
gocciola sull’erba tagliata nel prato,
la bagna di sole, come onda alla riva,
e ne libera il profumo di fieno scaldato.

Nel cielo chiaro, la luna a metà
è un coriandolo di carta velina strappata,
aspetta di accendersi quando sarà
più scuro il telo su cui è incollata.

Un gatto sornione si allunga su un recinto,
osserva due mosche danzare ronzando,
non si muove, si dà per vinto
alla pigrizia e gode guardando.

Dai rami degli alberi parte e si alza
il frinire insistente delle cicale,
un altro gatto si avvicina e balza
a sdraiarsi sul legno, accanto al suo uguale.

Due soffici nubi giocano a correre,
pizzi leggeri, si senton frusciare;
due cavalli passano alzando polvere
sul sentiero che devono attraversare.

Dalla striscia d’asfalto che fende il verde
d’un tratto arriva il rombo d’un motore.
Si fermano i suoni del mondo. Si perde
la quiete e di colpo sbiadisce il colore.

Quel grido di ferro interrompe la sera,
la taglia, la sventra, la squarcia, la strappa.
La inquina e la spaventa come ombra nera.
La spezza, la rompe, la spacca. Poi scappa.

Sfuma innocuo il fantasma del rombo,
e si scioglie nei suoni della natura.
A un trifoglio assopito s’accosta un bombo;
in esplorazione viene dalla radura.

Tra le foglie si aggira un vento leggero,
soffia via ogni residuo di turbamento.
Forse era un fragore o forse un pensiero,
forse ero sul colle o forse in un momento.

Nel nido del cuore c’è un luogo di quiete,
una tiepida sera che morbida invade
un prato o un’anima quando ha sete
lontano dal covo di palazzi e strade.

Scritta il 26 settembre 2018, mercoledì

Quattordici quartine, in rima alternata.
La poesia si apre, nel primo verso, con l’immagine di strade e palazzi, e si chiude, nell’ultimo, con palazzi e strade.